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Verso la fine di Febbraio 2011, una corte britannica ha determinato che una coppia cristiana non poteva adottare bambini se credeva alle opinioni tradizionali cristiane riguardo l’omosessualità e l’insegnamento della Bibbia contro uno stile di vita omosessuale. Secondo il giudice, la legge britannica nel campo dell’uguaglianza del genere ha la precedenza sul diritto degli individui di mantenere particolari convinzioni religiose. Ci sono state grida di protesta dei Cristiani e di alcuni editorialisti nella prima pagina dei quotidiani ma il giudizio contro quella coppia cristiana certamente si alzerà e aiuterà anche a determinare un precedente legale, o un precedente in altre aree simili collegate. Christine Odone, scrivendo nel Daily Telegraph, ha fatto l’utile considerazione che il giudice in questione non stava riflettendo le opinioni della maggioranza ed è quasi sicuramente corretta nella sua osservazione. Ma fare le leggi, (e il processo di influenzare il clima sociale), raramente è nelle mani della maggioranza. I Cristiani hanno bisogno di pensare a lungo e bene a come rispondere a una situazione dove una quantità importante di opinionisti, nel mondo legale, nel mondo dei politici e forse nel mondo dei media e dell’educazione rischia di portare una prospettiva marcatamente diversa da quella della tradizionale moralità Cristiana su un intera gamma di questioni nel settore della famiglia, genere, e altri aspetti della moralità personale. Corriamo il rischio di essere messi ai margini, di essere considerati di vedute ristrette, emarginati e anche ridotti al silenzio se reagiamo in modo superficiale, non importa quanto ci possiamo sentire sbagliati o quanto possiamo essere nel giusto. A questo punto abbiamo bisogno di qualche lezione dalla storia. L’ultima volta che i Cristiani (in particolare i Cristiani conservativi evangelici) sono indietreggiati riguardo all’opinione pubblica nella stessa misura fu forse l’ultima metà del 18mo secolo. Circolavano alcune delle stesse questioni: l’idea che le forze del mercato devono regolare le nostre vite, l’incontenibile libertà delle banche e di altre istituzioni finanziarie nell’agire come volevano, la vendita dei titoli, la corruzione nel parlamento, una mancanza di principi morali pubblici, l’immoralità regolarmente ritratta nell’intrattenimento pubblico (allora nel teatro non nel cinema), la creazione di una lotteria nazionale e molto altro ancora. Le analogie tra allora e adesso sono sorprendenti. La prima reazione dei Cristiani fu di ricorrere alla giustizia. Abbastanza simile a Mary Whitehouse negli anni ‘70 cercarono di combattere l’immoralità in scena attraverso le corti. Essi persero nei tribunali e, cosa ancora più importante, persero nella corte dell’opinione pubblica. C’è voluta quasi una generazione per i Cristiani per riuscire a capire come guidare l’opinione pubblica piuttosto che esserne puniti.
Mentre pensiamo a come rispondere ai casi nei tribunali che sembrano mirare e discriminare le credenze tradizionali Cristiane potremmo pensare bene di fare un passo indietro e pensare a come re-impegnarci con la società e su delle basi completamente differenti. Alcuni Cristiani sia della sinistra che della destra iniziano a farlo. Gruppi di esperti cristiani sono impegnati in un prezioso lavoro aiutando a creare una nuova visione della comunità e società. In aggiunta a tutte queste iniziative alcuni Cristiani hanno raccolto il banner della libertà in relazione ad una celebrazione nel 2013 a Milano. Il loro slogan e la loro campagna – Credi nella libertà di credere – è uno slogan potente e lo useremo nel correre verso il 2013. |

