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La Condizione Religiosa dei nostri Tempi
Personaggi recenti da tutta Europa suggeriscono che la corrente sta iniziando a convergere verso la fede in un continente considerato da molti senza Dio. Comunque, questa è una storia complessa come pure uno straordinario cambiamento. Certamente non si tratta di un ritorno collettivo a Dio attraverso tutte le età, culture, classi e generi. Ancora meno si tratta delle chiese e di tutte le denominazioni che ovunque stanno crescendo. La realtà è molto più variegata e complessa. La chiave per sbloccare la complessità della situazione che vediamo consiste nel capire cosa è successo in questa significativa decade- gli anni 60. Alcuni hanno scritto riguardo a quella decade in termini di una “crisi religiosa” e sicuramente le cifre dimostrano qualcosa di quella crisi. L’affluenza e i membri della Chiesa non sono solo diminuiti ma crollati – sono precipitati ad un livello incredibile. L’arrivo (attraverso l’immigrazione) di altre fedi, il desiderio di esplorare spiritualità alternative insieme al totale declino di entrambi i numeri e il vigore nella chiesa hanno condotto ad una percezione che la Cristianità per l’Europa era finita e che il futuro sarebbe potuto essere o secolare o plurale o entrambi. Ad un livello che è esattamente quello che è successo sin dagli anni 60’ e tuttavia la chiesa non è interamente scomparsa e ci sono segni di un ritorno della vita e del vigore, almeno nelle chiese che stanno prendendo seriamente il mandato della missione. Gli anni 60’ rappresentarono un momento critico nella ridefinizione della relazione tra la chiesa e la cultura – tutti sono d’accordo su questo – ma a parte questo c’è poco accordo tra gli accademici verso ciò che sta succedendo ad un livello più profondo. Ci sono almeno 4 pareri sul significato del fenomeno degli anni 60’. Il primo parere suggerisce che gli anni 60’ hanno solo dato una spinta decisiva ad un movimento che punta ad una visione secolare della vita che si è sviluppata gradualmente per 200 anni e più. In altre parole, gli anni ’60 furono semplicemente un tipo di punto critico. Questo è stato in gran parte il parere accettato dalla maggioranza di sociologi che hanno accettato le teorie della predominante secolarizzazione degli ultimi tempi. La nozione che “Dio è tornato” è imbarazzante per quelli che mantengono questo parere e in realtà questo è un parere decisamente difettoso. Un secondo parere suggerisce che in realtà gli anni 60’ furono un profondo shock per una struttura religiosa stabile che era stata solida fino a quel momento. Quel punto di vista suggerisce che la religione si ristabilirà e che quel periodo incredibile dal 1960 fino ad oggi finirà con l’essere una strana aberrazione. Un terzo parere condivide la convinzione oltre tutto che la vita religiosa era relativamente solida fino agli anni ’60 ma poi sostiene che ciò che successe a quel tempo fu così senza precedenti e così decisivo che la chiesa non si riprenderà mai dal cambiamento successivo nel panorama sociale e culturale. La chiesa ha perso la sua posizione di potere e d’influenza e non la riprenderà mai. Un quarto parere suggerisce che ci fu un ampio sconvolgimento culturale negli anni 60’ e quella trasformazione sociale ha infatti avuto un impatto molto ampio sulle istituzioni sociali di tutti i tipi: religiose, politiche, industriali, educative, economiche per nominarne alcune. Quel cambiamento ha mostrato alcune debolezze di fondo in molte istituzioni, includendo la chiesa, e così le sole istituzioni che sembrano poter sopravvivere e ristabilirsi sono quelle che possono ridefinire la loro relazione con una cultura cambiata. (Partiti politici hanno avuto abbastanza successo nell’operare alcuni di questi cambiamenti sebbene senza dubbio a scapito dell’abbandono dei loro maggiori racconti e adottando invece una mentalità consumistica – vota per noi e ti renderemo più ricco e più felice) Per la chiesa, il processo della ridefinizione di quella relazione è ciò che noi chiamiamo missione. Sosterrei che ovunque la chiesa partecipa a una missione incontra un pubblico sempre più ricettivo. Comunque ci sono almeno due problemi con questa situazione. Il primo è che quella missione è un lavoro difficile e può portarci davvero al limite per quanto riguarda le nostre risorse spirituali, fisiche, emotive e immaginative. Esistono molti casi di esaurimento. Il secondo è che molti nella chiesa non hanno ancora assolutamente alcun interesse nel partecipare alla missione. Quelli che respingono l’imperativo della missione sono spesso quelli che aiutano nel processo di esaurimento di quelli che rispondono alla chiamata missionaria. Non siamo ancora ad un punto critico all’interno della chiesa in base al quale l’imperativo della missione non può essere respinto ma quello è il punto critico che cerchiamo.
Martin Robinson (Per un profondo esame del significato delle prove degli anni 60’ Hugh McLeod, La Crisi Religiosa degli anni 60’, OUP, 2007) |

